Poco lavoro e tanti sogni. Così i giovani di 18 anni si vedono a 45 anni

Qualsiasi paese per crescere e generare condizioni di benessere diffuso ha bisogno di trasformare le nuove generazioni da giovani passivi, a carico delle generazioni precedenti, ad adulti attivi, inseriti in modo solido e qualificato nei processi di sviluppo sociale ed economico.

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Mettere le nuove generazioni nelle condizioni di realizzare con successo la transizione alla vita adulta è il compito principale per un Paese che si prende cura del proprio futuro. Questo è ancor più importante oggi per la maggiore complessità e incertezza che pesa sulle scelte formative, occupazionali e familiari. In carenza di sistemi esperti efficienti di orientamento e supporto negli snodi del percorso di vita e professionale, troppi giovani rischiano di perdersi e di portare nella vita adulta delusioni e frustrazioni anziché energie e competenze per realizzarsi e far crescere il paese.


Questa prospettiva ha conseguenze particolarmente rilevanti in paesi come l’Italia, ma anche la Spagna e la Germania, che, per la bassa natalità passata, si trovano oggi con ventenni e trentenni che sono circa un terzo in meno rispetto agli attuali quarantenni e cinquantenni. Se tale riduzione quantitativa non verrà compensata da un potenziamento qualitativo, sostenibilità del sistema sociale e crescita economica rischiano di essere fortemente compromesse.
E’ allora interessante cercare di capire quali adulti si aspettano di essere gli attuali under 35, che corrispondono sostanzialmente alla generazione dei Millennials. Un faro sul futuro delle nuove generazioni è stato puntato dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo che ha chiesto ad un campione di oltre duemila italiani e circa mille coetanei spagnoli, tedeschi, francesi, britannici, di immaginare la propria condizione a 45 anni.
I dati dell’indagine mostrano come un giovane italiano su quattro consideri elevata la possibilità di trovarsi a tale età senza lavoro. E’ interessante notare come tale valore sia relativamente basso tra chi è più vicino ai vent’anni ma cresca poi considerevolmente con l’età, salendo a oltre uno su tre dopo i trenta. Questo dato è coerente con quelli di altre ricerche che evidenziano un progressivo riadattamento al ribasso delle aspettative e degli obiettivi delle nuove generazioni via via che si confrontano con le condizioni reali del mondo del lavoro. Di rilievo è anche l’effetto del titolo di studio: il timore di diventare adulti inattivi sale a 4 persone su 10 tra chi ha un titolo basso. Eppure l’importanza assegnata al lavoro per una piena realizzazione è alta in tutte le categorie sociali e risulta maggiore in Italia rispetto agli altri grandi paesi europei. La Francia è il Paese nel quale la realizzazione personale è fatta meno coincidere con il lavoro e più con altre dimensioni della vita, compresa quella familiare. La Germania offre invece ai propri giovani le prospettive più alte di essere attivi in età adulta. Francia e Regno Unito presentano una consistenza quantitativa robusta di giovani e quindi non si troveranno nei prossimi decenni a veder indebolito il rapporto tra persone al centro dell’età attiva e popolazione anziana. La Germania si troverà invece a veder peggiorare fortemente tale rapporto, compensandolo però con un potenziamento delle condizioni di partecipazione dei futuri adulti ai processi produttivi. Italia e Spagna, davanti alla stessa sfida, con più difficoltà consentono ai giovani di proiettarsi come soggetti attivi nella fase centrale della vita produttiva.
Questo quadro è ulteriormente confermato dalle attese sui redditi da lavoro, che vedono i giovani tedeschi molto meno ancorati su stipendi bassi al contrario dei coetanei spagnoli e italiani. Un elemento di grande rilevanza è l’ampia differenza, in tutti i paesi, tra uomini e donne. Questo dato evidenzia come la bassa valorizzazione delle nuove generazioni porti anche ad una accentuazione dei vincoli di valorizzazione del capitale umano femminile.
In un mondo in cui è sempre più facile spostarsi per esperienze di studio e di lavoro, le difficoltà che i giovani trovano nel proprio territorio di origine portano anche a incentivare la scelta di cercare il proprio futuro altrove. I dati dell’indagine mostrano come i giovani italiani vedano maggiori possibilità di realizzazione lavorativa e dei progetti di vita in tutti gli altri grandi paesi europei rispetto al proprio. Solo con la Spagna la situazione è considerata comparabile. Viceversa gli spagnoli appaiono meno positivi rispetto all’Italia. La Germania è invece il Paese che vince tutti i confronti diretti. Sarà difficile recuperare se ciò che si offre ai giovani italiani è di partecipare con dignità al declino anziché diventare protagonisti di una espansione di opportunità.
Consentire alle nuove generazioni italiane di dimostrare di meritarsi un futuro diverso è il progetto su cui tutto il Paese dovrebbe mettersi a lavorare.

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