Idee per il futuro

Difficile dire come saremo tra vent’anni in un mondo che cambia sempre più rapidamente. In particolare grande è l’incognita sulla politica internazionale, sull’economia italiana nel quadro della globalizzazione, sull’impatto delle nuove tecnologie su lavoro e la vita quotidiana. Più solida invece l’informazione che ci può dare la demografia.

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Nel 2038 la popolazione del pianeta arriverà, secondo le previsioni delle Nazioni Unite con base 2017, a superare i 9 miliardi. Questo significa che ad abitare sulla Terra saremo un miliardo e mezzo in più rispetto ad oggi.
Ma è anche vero che la popolazione non aumenta più a ritmi crescenti, come avvenuto per larga parte del secolo scorso. Basti pensare che nei venti anni successivi (dal 2038 al 2058) la popolazione crescerà di “solo” un altro miliardo e in quelli dopo (dal 2058 al 2078) di poco più di mezzo miliardo. Arrivando poi ad assestarsi verso la fine del XXI secolo poco sopra gli 11 miliardi.


Se la preoccupazione non è più una crescita senza limiti, rimangono comunque quattro sfide che la demografia pone. La prima è che non siamo mai stati così tanti sulla Terra e nei prossimi vent’anni si aggiungerà, appunto, un altro miliardo e mezzo. Riusciremo a reggere tale impatto e a costruire un mondo in cui nel 2038 potremo vivere, complessivamente, meglio (o quantomeno non peggio) di oggi?
Per rispondere a tale domanda è necessario introdurre anche le altre sfide. La seconda corrisponde al fatto che la velocità di crescita della popolazione non è mai stata così differenziata sul pianeta. I due estremi sono l’Europa in progressivo declino e l’Africa in forte aumento. In relazione a questa sta la terza sfida, quella posta dalle crescenti migrazioni internazionali, che hanno alla base un mix tra pressione demografica, squilibri economici, instabilità politica, cambiamenti climatici.
L’Africa si pone al centro di queste due sfide. Tale continente aveva un numero di abitanti pari alla metà dell’Europa negli anni Sessanta del secolo scorso, oggi è vicina a 1,3 miliardi mentre quella europea non arriva a 750 milioni. Nei prossimi vent’anni la popolazione africana sarà la somma di quella attuale più quella europea, arrivando a superare i 2 miliardi, mentre l’Europa diventerà progressivamente più piccola.
I dati delle previsioni demografiche evidenziano, inoltre, come in Africa si concentrerà la metà dell’espansione umana del pianeta nei prossimi vent’anni, mentre la restante parte è da attribuire soprattutto all’Asia (che salirà da 4,5 a 5,1 miliardi).
I paesi che forniranno il maggior contributo assoluto alla crescita saranno nell’ordine: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania.
In particolare l’India diventerà il paese più popolato, mentre la Nigeria salirà dal settimo al quarto posto entro il 2038, contendendo negli anni successi il terzo posto agli Stati Uniti. I paesi europei più consistenti, posizionati tra i primi dieci (compresa l’Italia) nel 1950, si trovano oggi sotto il quindicesimo posto e scenderanno ulteriormente sotto il ventesimo entro il 2038. L’Italia, in particolare, precipiterà oltre la trentesima posizione.
Sui diversi ritmi di crescita agisce la dinamica della fecondità. In Nigeria e in vari altri paesi dello stesso continente, il numero medio di figli per donna è ancora abbondantemente superiore a 5. L’incognita maggiore sulle vicende della popolazione mondiale è legata all’espansione demografica dell’Africa, a sua volta dipendente dall’incertezza su tempi e entità della riduzione della fecondità in tale Continente.
La concentrazione di gran parte della crescita globale nei paesi più poveri rappresenta una delle maggiori sfide per uno sviluppo equo e sostenibile del pianeta, da vincere realizzando gli obiettivi proposti dall’Agenda 2030. Tale risultato è strettamente dipendente dalle possibilità di miglioramento della salute e dell’istruzione delle nuove generazioni, assieme alla promozione della condizione femminile.
Fare meno figli richiede un passaggio culturale che non è automatico e né scontato. La discontinuità vera – che poi produce a catena tutti gli altri cambiamenti – parte dalle giovani donne: dal loro riconoscersi in un processo di miglioramento della propria condizione, dalla possibilità di prendere in mano il proprio destino e intravedere un futuro ancora migliore per i propri figli.
Oggi in molti paesi dell’Africa, un bambino su dieci non arriva al quinto compleanno. E’ verosimile aspettarsi un dimezzamento nei prossimi vent’anni. La riduzione dei rischi nelle età più giovani consentirà all’aspettativa di vita di portarsi sopra i 60 anni anche nei paesi più poveri. Nei paesi più ricchi la riduzione dei rischi di morte è ormai tutta concentrata nelle età più mature, tanto da rendere del tutto comune arrivare ai 60 anni e trovarsi poi con una aspettativa residua di altri 25. Questo processo porterà, secondo le stime più accreditate, a farci guadagnare circa altri 3 o 4 anni di vita in età anziana.
La terza sfida è quella, appunto, del processo di invecchiamento demografico, che caratterizza soprattutto i paesi più sviluppato ma che riguarda, in generale, tutto il pianeta.
Se le popolazioni del passato erano ricche di giovani, ora sono sempre più ricche di persone mature. La riduzione delle nascite ha prodotto un restringimento della base della piramide demografica, mentre il fatto di vivere progressivamente più a lungo ha ampliato il vertice e lo ha anche spostato sempre più in alto. Le stesse singole famiglie saranno sempre più lunghe (maggiore presenza dei nonni) e più strette (meno nipoti).
Oggi nel mondo metà della popolazione ha meno di 30 anni. Nel 2038 l’età mediana supererà i 47 in Europa, i 51,5 in Italia, salirà vicina a 23 in Africa e attorno a 34,5 nel globo intero. Gli over 65 lieviteranno dal 9 al 14 percento su scala mondiale, in Italia passeranno dal 23 al 33%, mentre gli ultraottantenni arriveranno ad essere oltre uno su dieci. La Terra sarà quindi un pianeta abitato, molto più che in passato, da persone in età matura. Il nostro Paese è attualmente tra le avanguardie di questo processo e continuerà ad esserlo nei prossimi decenni. L’aspettativa di vita è prevista salire da 85 a 88 per le donne e da 80,5 a circa 83,5 per gli uomini. Una donna italiana arrivata a 65 anni si troverà con un’alta probabilità di proseguire fino ai 90.
Risulta evidente allora che vivremo meglio nel 2038 nella misura in cui riusciremo a trasformare la quantità di vita in più in qualità aggiuntiva. In particolare la fascia tra i 65 e i 79 anni potrà sempre meno essere considerata “anziana”. La grande maggioranza della popolazione si troverà in tale fase della vita, con buona salute, grandi energie, molti interessi, possibilità di essere economicamente e socialmente attiva. Questa spinta in avanti prodotta dalla longevità potrà essere ulteriormente sostenuta e favorita dalle nuove tecnologie, ovvero avremo nel 2038 molti più “smart senior”. Ma questo potenziale positivo deve poter essere messo a frutto anche attraverso politiche adeguate che consentano a chi è oggi giovane-adulto di prepararsi per tempo ad una fase matura di successo.
Questa sfida è ancora più importante e urgente per l’Italia, che accentua il peso dell’aumento della componente anziana con una riduzione del resto della popolazione come conseguenza della persistente denatalità. Il nostro paese nei prossimi vent’anni subirà uno dei cambiamenti più incisivi sulla sua struttura per età, con profonde implicazione economiche e sociali. In particolare, la fascia 65-74 è salita oltre i 6,5 milioni e nei prossimi anni arriverà a superare non solo la fascia 25-34 ma anche a surclassare le età pienamente adulte, arrivando nel 2038 a oltre 9 milioni di persone, mentre la classe 35-44 scenderà sotto i 7 milioni. La generazione molto consistente dei Boomers si sposterà verso la pensione e quella demograficamente più esile dei Millennials conquisterà il centro della vita lavorativa.
Dalla capacità di valorizzare in pieno il capitale umano dei Millennials nei processi produttivi del Paese e di favorire l’invecchiamento attivo dei Boomers dipenderanno le prospettive di crescita economica e di benessere sociale nei prossimi decenni.

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