L’eterno rinvio del primo figlio: le donne italiane ultime in Europa

Il record di età tardiva alla nascita del primo figlio rivela molto delle difficoltà che incontrano le nuove generazioni italiane nel realizzare i propri progetti di vita. Cause e implicazioni di tale rinvio, assieme a molte altre analisi sulla condizione giovanile, si possono trovare nel Rapporto giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, in uscita in questi giorni per Il Mulino.

L'eterno rinvio del primo figlio le donne italiane ultime in Europa

 

In tutti i Paesi sviluppati si diventa genitori più tardi che in passato. Un recente rapporto dell’Istituto di statistica francese mostra come l’età media in cui le donne d’Oltralpe diventano per la prima volta madri sia passata da 24 anni nel 1974 a 28,5 nel 2015. I motivi indicati sono l’estensione dei percorsi d’istruzione e l’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Ma se le ragioni fossero solo queste, non si spiegherebbe la maggior posticipazione del nostro Paese, dato che la percentuale di laureate e occupate è da noi più bassa. In Italia il primo figlio arriva in media a 30,8 anni, rispetto ad una media europea pari a 28,9. È interessante inoltre notare che non solo il dato italiano è il più elevato in Europa, ma è all’incirca pari all’età in cui le francesi diventano madri per la seconda volta. In altre parole, quando le italiane hanno il primo figlio, le coetanee d’Oltralpe stanno già aspettando il secondo.

Diventare madri e padri è la tappa più avanzata di un percorso di transizione alla vita adulta diventato sempre meno rigido e preordinato. Molto più facilmente che in passato si può trovare un impiego e poi perderlo. Si può uscire dalla famiglia di origine e poi tornare a vivere con i genitori. Si può formare un’unione e poi ritrovarsi single. Tutte esperienze che capita sempre più di fare in età giovanile. Il matrimonio stesso può essere sciolto.

L’unico evento rimasto irreversibile è la nascita di un figlio. Una scelta che rischia quindi di essere lasciata più a lungo in sospeso nei contesti in cui i giovani hanno minori prospettive occupazionali, più incertezza sul futuro, politiche più deboli per le giovani coppie. Soprattutto in Paesi come l’Italia — in cui a fare la differenza è il welfare familiare — diventare madri e padri è un marcato salto dalla condizione di figli a quella in cui si diventa direttamente responsabili verso chi appartiene a una generazione ancora più giovane.

I dati dell’Istituto Toniolo mostrano come l’età considerata ideale per il primo figlio sia in media pari a 27,8 anni, un valore a metà strada tra i 25 anni osservati negli anni Settanta e i 30,8 attuali. Un dato che indica come circa la metà del rinvio, in Italia, sia imputabile a freni oggettivi che spostano in avanti la realizzazione di scelte desiderate, più di quanto si vorrebbe e più di quanto accade negli altri Paesi. Tra i tanti dati a conferma: alla domanda sull’impatto che avrebbe la scoperta di aspettare un bambino, circa due intervistate su tre rispondono che migliorerebbe la gioia e la soddisfazione, ma oltre la metà afferma di aspettarsi un peggioramento delle opportunità di lavoro.

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