ESTRATTO:
Non abbiamo bisogno dei tweet di Musk per accorgerci che l’Italia è in una situazione di forte declino demografico e che questo è l’effetto non solo dei comportamenti riproduttivi delle generazioni oggi giovani, ma soprattutto di quelle che le hanno precedute. È da almeno quarant’anni, infatti, che l’Italia è un Paese a bassa fecondità, riducendo il numero dei potenziali genitori ad ogni passaggio generazionale (la progressiva “scomparsa dei giovani”, come si intitola l’ultimo libro del demografo Alessandro Rosina), senza che questo fenomeno provocasse nei decisori politici ed economici interrogativi sulle cause e sulle conseguenze nel medio e lungo periodo, salvo qualche occasionale appello alla disponibilità dei giovani a fare figli per sostenere il welfare. Anzi, sono state scaricate sui sempre più pochi giova- te sui sempre più pochi giovani che si affacciavano sulla scena sociale i costi sia della scarsa competitività economica sia di un welfare sempre più sbilanciato sulle pensioni. Mentre il calo demografico veniva salutato come una risorsa per ridurre la spesa in istruzione, in un Paese dove i tassi di evasione ed elusione scolastica erano e sono molto alti, la povertà educativa una condanna per chi nasce e cresce in contesti poveri, e il numero dei laureati comparativamente basso, gran parte della precarietà lavorativa è stata concentrata sui giovani e l’investimento in strutture sociali considerato un lusso di cui si può fare a meno, o che si può tagliare o ridurre in caso di bisogno. Lungi dall’affrontarle, le cause strutturali che impediscono a chi lo desidererebbe di avere figli, o costringono a rimandare la decisione, sono state per molti versi consolidate, se non rafforzate”.



