Cervelli lombardi in fuga

ESTRATTO:
Milano ha perso parte della sua capacità di attrarre residenti dal resto del Paese: il saldo migratorio della città metropolitana è diventato negativo, con una perdita di circa due abitanti ogni mille residenti. La fotografia emerge dalla ricerca “Chi parte e chi arriva. Dinamiche migratorie tra Lombardia, Italia ed Europa”, curata dalle docenti dell’università Cattolica Francesca Luppi e Giuliana La Mantia insieme all’associazione Per L’Italia con l’Europa (Pice) e realizzata per il Laboratorio di Statistica applicata della Cattolica, diretto dal demografo Alessandro Rosina. L’iniziativa si inserisce all’interno del percorso di “Hey Milano, dove andiamo?”, un ciclo di incontri pubblici e partecipativi nato per riflettere sul cambiamento di Milano negli ultimi quindici anni e immaginarne il futuro. Lo studio analizza i dati Istat del 2024 relativi ai flussi migratori, anche quelli della Lombardia. Secondo la ricerca, il saldo tra laureati lombardi partiti per l’estero e quelli rientrati è negativo: meno 8.383 persone. Sono 11.223 i laureati emigrati contro 2.840 rientri. Un fenomeno cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. Nel 2015 i laureati espatriati della regione erano poco più di 5.600, diventati 6.493 nel 2020 e arrivati a oltre 11 mila nel 2024. Diversa la dinamica di chi torna: tra il 2015 e il 2020 crescono da 1.898 a poco più di 3.200 ma nel 2024 tornano a scendere a 2.840, restando quindi molto lontani, in termini numerici, dagli espatri. «Siamo un Paese, Lombardia compresa, che soffre di una carenza di giovani ed è dentro un processo di forte degiovanimento — osserva Alessandro Rosina — . La natalità è molto bassa e mentre la popolazione anziana cresce, quella in età lavorativa si riduce». Un calo che dovrebbe essere compensato con un «rafforzamento qualitativo» ma l’Italia ha meno laureati rispetto ad altri Paesi e «offre ai giovani meno supporto: dalle politiche abitative a quelle attive del lavoro, fino agli investimenti in innovazione e sviluppo». Oggi il 71 per cento degli espatriati ha un titolo di studio medio-alto e il 37 per cento è laureato, una quota che è aumentata rispetto al passato (nel 2015 era al 28 per cento). Tradotto: tra chi lascia la regione cresce il peso dei profili altamente qualificati. E la mobilità riguarda soprattutto i giovani: nel 2024, il 58 per cento di chi se ne va ha tra i 18 e i 39 anni. Gli under 25 rappresentano ormai il 10 per cento dei laureati emigrati, più del doppio rispetto a dieci anni fa (4 per cento). Il gruppo più numeroso resta quello tra i 25 e i 39 anni che rappresenta il 67 per cento dei laureati espatriati.
Guardando al territorio, Milano continua ad essere la provincia più attrattiva ma il saldo migratorio interno è negativo: la città metropolitana perde circa due abitanti ogni mille residenti contro il +3 per mille del 2019. Al contrario le province di Pavia, Monza e Brianza e Cremona registrano i tassi migratori interni più elevati grazie a un costo della vita più contenuto e alla vicinanza con il mercato del lavoro milanese. «Quando un giovane arriva in città e in regione ha aspettative alte ma poi si accorge che salari, possibilità di crescita e conciliazione tra vita e lavoro non sono all’altezza, allora guarda all’estero per fare quel salto di qualità», aggiunge Rosina.