Destra o sinistra, giovani indifferenti: meno di uno su cinque dà importanza alla distinzione

02/06/2017
REPUBBLICA
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Addio alla “bussola” per antonomasia della politica: destra e sinistra sono parole vuote per gli elettori giovani di oggi. Addio ideologie e senso di appartenenza, com’è stato per generazioni. Lo dice il Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Toniolo realizzato in collaborazione con Fim Cisl: il 61,5% di un campione di 2000 persone nega qualsiasi importanza alla distinzione destra-sinistra. Questa “indifferenza” tocca il picco tra chi ha come riferimento il Movimento 5 Stelle: si arriva al 77,6%. Il no alla discriminante classica prevale comunque nell’elettorato di tutti i partiti. Solo il 16,8% dei giovani dichiara, invece, di non avere un’idea chiara su cosa rappresentino effettivamente i diversi orientamenti ideali.

“Il voto dei ragazzi, l’elettorato più difficile da intercettare, può fare la differenza in vista delle prossime elezioni – commenta Alessandro Rosina, curatore del rapporto – . I partiti devono sapere che non convince più l’offerta politica che usa gli schemi del passato, della destra e della sinistra. C’è un mondo che cambia e i giovani non vengono inclusi, per questo si chiudono e si avvicinano ai partiti anti-sistema come M5S e Lega, che sono quelli che urlano di più”.

Disillusione. Cresce lo scontento tra i giovani e aumenta anche la disillusione nei confronti della politica e della classe dirigente, ritenuta la responsabile di tutti i mali: “In Europa abbiamo la più alta percentuale di Neet (not in education, employment or training), ossia giovani non inseriti nello studio, nel lavoro o nella formazione – spiega Rosina – . Lo scenario più probabile è un voto di astensione o di protesta”. I millennials sono “tripolari”: c’è una parte che protesta; una che non aderisce a nessun partito e rimane lontano da tutti, in attesa di una proposta politica che parli il loro linguaggio; e una parte minoritaria, rappresentata dai giovani con i titoli di studio più alti, che cerca di essere propositiva e manifesta interesse per un partito o movimento. In una scala da 1 a 10 per esprimere il grado di vicinanza ai vari partiti-movimenti, un giovane su tre (il 34,6%) dà l’insufficienza a tutti. I 5Stelle ottengono un voto uguale o superiore al 6 dal 35,1%, il Pd dal 25,7% e la Lega dal 23,1%.

Il fattore cambiamento. Il discrimine più forte sul voto è legato al dualismo apertura-chiusura al nuovo: “La sfida è far capire che il cambiamento può essere colto come opportunità mettendo i Millennials al centro – prosegue Rosina – l’Italia deve investire sui propri giovani, considerarli una risorsa: nessun governo finora si è mai dotato di un piano di crescita che abbia al centro le nuove generazioni. E’ questa l’offerta politica che può catturare il loro consenso”. Gli atteggiamenti che oggi incidono di più sull’orientamento elettorale sono la conservazione dei valori tradizionali e la chiusura verso l’immigrazione, rappresentati soprattutto da Lega e Forza Italia.

Il partito “mancante”. Il rapporto evidenzia l’assenza, nell’offerta politica, di una proposta radicale di cambiamento: “In Italia non esiste un vero movimento politico nato dal basso – conclude Rosina – in parte questo vuoto è occupato dai 5stelle, ma bisogna dire che questo movimento è nato dall’alto, con Grillo e Casaleggio. Però è vero che guarda ai giovani e usa il loro linguaggio. E infatti M5S ha dato possibilità a tanti di emergere dal basso, portando volti nuovi in Parlamento e abbassando l’età media dei politici. Non avrebbe avuto successo se non avesse rappresentato l’insoddisfazione dei ragazzi”.