| 01/02/2026 | |
| CORRIERE DELLA SERA - 1 Febbraio 2026 |
C’è un dato che più di altri racconta lo stato d’animo sospeso delle nuove generazioni italiane: oltre la metà di chi ha tra i 18 e i 34 anni prende in considerazione l’idea di andare a vivere all’estero per almeno tre mesi. Per lavorare. È una quota più alta di quella registrata negli altri grandi Paesi europei e rappresenta un segnale chiaro di inquietudine, ma anche di lucidità. L’Italia, agli occhi dei suoi giovani, appare sempre meno come il luogo in cui realizzare i propri obiettivi di vita. L’ istantanea arriva dall’ultima indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto G. Toniolo, coordinata da Alessandro Rosina e realizzata con Ipsos nel luglio 2025. Dati che mettono a confronto l’Italia con Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, e che restituiscono l’immagine di una generazione «dalla valigia in mano» non per vocazione ma per necessità.
Il primo elemento che merge dallo studio è che andare all’estero non è più un’eccezione. In tutti i Paesi europei considerati, meno del 30% dei giovani esclude a priori questa possibilità. La mobilità internazionale è ormai parte dell’orizzonte mentale delle nuove generazioni, un’opzione interiorizzata. In questo quadro l’Italia si distingue per un dettaglio non secondario: è l’unico Paese in cui la somma di chi risponde “probabilmente sì” o “sicuramente sì” supera la metà degli intervistati.
Una disposizione a partire che nasconde una valutazione severa delle opportunità offerte dal proprio Paese. Solo poco più di un giovane italiano su dieci ritiene che l’Italia offra, nel complesso, maggiori possibilità di realizzazione rispetto agli altri grandi Paesi europei. Germania, in particolare, è vista come nettamente più attrattiva: oltre il 70% dei giovani italiani pensa che lì le opportunità siano superiori.
Il dato diventa ancora più significativo se letto in modo speculare: nessuno dei Paesi considerati vede nell’Italia una destinazione preferibile per la realizzazione dei propri obiettivi di vita. Uno “spread di attrattività” che misura una debolezza strutturale del nostro Paese.


