ESTRATTO
“Non è l’invecchiamento il problema, ma il degiovanimento”. Al Festival dell’Economia di Trento il confronto su demografia e lavoro parte dalla provocazione di Alessandro Rosina, professore di Demografia e direttore del “Center for Applied Statistics in Business and Economics” alla Cattolica di Milano, e arriva rapidamente al cuore della questione: l’Italia perde giovani, ma soprattutto fatica a valorizzarli. Nel panel moderato da Mara Rinner, vicepresidente della Commissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo, emerge un filo rosso comune: senza lavoro stabile, servizi e partecipazione, il futuro resta un orizzonte fragile. Rosina fotografa il cambio d’epoca: «Nel 1950 gli under 30 erano oltre il 50% della popolazione italiana. Oggi sono il 27%, la percentuale più bassa d’Europa». Ma il punto, insiste, non è la longevità. «Ciò che creerebbe svantaggio competitivo è che si riduca troppo la consistenza dei giovani». Per il professore, il rischio non è soltanto quantitativo ma qualitativo: «Se i giovani non trovano condizioni per essere ben formati e valorizzati, li stiamo sprecando». E avverte: «Nei prossimi dieci anni andranno in pensione sei milioni di over 50. Se non aumentiamo occupazione giovanile e femminile rischiamo squilibri insanabili». (…)



