Si parla sempre dei Neet, cioè i giovani che non studiano e non lavorano. Ma in Italia c’è anche un esercito di ragazzi che non fa notizia ma che si dà da fare con tenacia. Li chiamano gli Eet (employed educated and trained): studiano, lavorano, avviano start up e creano anche posti di lavoro per altri. Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale all’università Cattolica, sintetizza molto bene quello che sono i ragazzi ora: «Non applicano la teoria che imparano, ma continuano a imparare e hanno bisogno di mettersi alla prova»
Sono l’opposto dei Neet. Sono quelli che non si vedono perché non fanno scena, non fanno notizia, non danno preoccupazioni. Stanno tra il “non c’è lavoro” ripetuto come una mantra e la retorica del “basta volerlo” usata come una frusta. Sono quelli che non solo lavorano, studiano, si impegnano nel volontariato, ma che il lavoro se lo sono inventato. E ce la fanno. Uno studio realizzato da Censis e Confcooperative li ha ribattezzati, Eet, ovvero employed educated and trained, occupati istruiti e formati, e li ha anche contati.



