Estratto
Tra inverno demografico e segnali di “inverno democratico” quale spazio resta oggi alla partecipazione dei giovani? È stata questa la domanda dalla quale è partita la lezione aperta di ieri all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove la relazione tra giovani e democrazia è stata analizzata a partire dai dati del recente Rapporto dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e dalle analisi dei diversi esperti intervenuti. «Una delle conseguenze dirette del calo demografico che osserviamo è che di solito sono gli altri alle elezioni a decidere cose che avranno conseguenze sudi loro. Chi è nato dal 1950 in poi ha raggiunto la maggioranza elettorale dai 45 annidi età, mentre quelli nati dal 2000 avranno la maggioranza dell’elettorato solo a partire dai 58 anni, per cui saranno massa critica rilevante che condizionerà gli esiti del Paese molto più in là», ha spiegato Alessandro Rosina, demografo dell’Unicatt che coordina l’Osservatorio ed è tra i curatori del Rapporto Giovani. Il mondo attuar ha continuato, è caratterizzato dalla carenza di interlocutori in grado di porsi in modo credibile verso la Gen Z, ma «non è cambiata rispetto alle generazioni precedenti la voglia dei giovani di agire come protagonisti nei cambiamenti, anche se faticano a trovare i canali giusti». Il Rapporto, infatti, restituisce l’immagine di ragazzi in cerca di riconoscimento. «Più di tre giovani su quattro (tra i 18 e i 34 anni) sono interessati alla politica, il 55% ha un interesse moderato o forte», ha continuato Andrea Bonanomi, statistico sociale dell’Unicatx decostruendo il luogo comune che i giovani siano disinteressati. Non sempre però questa si traduce in partecipazione al voto. Il motivo? «Due giovani su tre pensano che la politica italiana non gli dia spazio». (…)



