| 26/04/2026 | |
| IO DONNA - 26/04/2026 |
C’è un tipo di parità che, questa sì, non avremmo voluto raggiungere mai e per giunta così in fretta. Riguarda le ragazze e le giovani donne che lasciano l’Italia, stufe di aspettare che il Paese si accorga di loro. Oggi le giovani che se ne vanno sono tante quanto i maschi e lo fanno con l’identico amaro bilancio, il medesimo pragmatismo.
Se qui gli stipendi sono fermi agli anni Novanta, se qui si fatica a fare valere il merito, se qui il lavoro è un lungo apprendistato e la carriera una palude, poiché a Milano un affitto costa ormai come a Berlino o a Parigi, tanto vale spostarsi lì. Solo che, rispetto ai loro coetanei maschi, le ragazze che fanno le valigie portano con sé lontano dall’Italia un patrimonio ancora più ingente e stupisce che un ammanco tanto pesante passi sotto silenzio. Abbiamo capito cosa ci sta effettivamente scivolando via quando queste ragazze partono?
Fuga di cervelli: le ragazze che lasciano l’Italia
Prendiamo la questione dal principio. Quando l’ondata è iniziata, nel 2011, quella verso l’estero era ancora una rotta prevalentemente maschile. Le donne erano il 43,6 per cento degli italiani tra i 18 e i 34 anni che partivano: in poco più di dieci anni le ragazze sono diventate un soffio meno della metà, con picchi nel 2024 del 49,3 per cento dalle regioni del Nord Ovest e del 50,5 per cento dal Nord Est, cifra che qui ha suggellato il sorpasso delle giovani expat sui coetanei maschi. Il motivo lo si può leggere in maniera netta nei numeri di quelle che in Italia ci restano: se si considerano 100 giovani donne di quell’età, appena 45 hanno un lavoro, rispetto ai 59 dei maschi, 14 punti percentuali in meno: un abisso.
Non bastasse il gap di occupazione, le donne che restano in Italia trovano sulla propria strada parecchie trappole, anche dopo l’assunzione: arrivate in azienda, infatti, dovranno fronteggiare la sfida dei salari, che sono sistematicamente più bassi di quelli guadagnati dagli uomini, e quella delle carriere, che si schiantano da subito contro i noti soffitti di cristallo. Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) ha recentemente messo una lente di genere su questa nuova diaspora e lo ha fatto attraverso il report “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati“; un’indagine che, nel cercare di capire perché i talenti stranieri ci evitino, finisce per fotografare esattamente il motivo per cui i nostri se ne vanno.
«La decisione di trasferirsi in un altro Paese avanzato europeo è presa soprattutto dalle persone che hanno maggiore coscienza della penalizzazione inflitta in Italia al genere femminile nel mondo del lavoro», hanno scritto i ricercatori nel report. «Tale maggiore coscienza è normalmente associata a un più alto grado di istruzione. Si tratta, quindi, di persone che sarebbero disposte a impegnarsi per migliorare la propria condizione di svantaggio, ma che gettano la spugna e fanno la valigia nella convinzione che i cambiamenti in Italia, soprattutto in alcune regioni italiane, avvengono troppo lentamente rispetto allo scorrere del loro tempo di vita».


