| 23/04/2026 | |
| LA REPUBBLICA - 23/04/2026 |
Non è una singola crisi a caratterizzare i giovani di oggi, ma una sequenza continua di shock che ha reso l’incertezza la loro condizione di partenza. È da questa consapevolezza che prende avvio il Rapporto Giovani 2026, pubblicato da Il Mulino e promosso dall’ Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con Ipsos, con il sostegno di Fondazione Cariplo.
Dall’11 settembre alla pandemia, infatti, passando per la Grande Recessione e il ritorno della guerra in Europa, crescere nel XXI secolo significa fare i conti con un mondo strutturalmente instabile. Diventare adulti nel XXI secolo, insomma, non significa attraversare una solo crisi, ma crescere dentro una condizione permanente di instabilità. Il Rapporto mette in evidenza come lo scenario di “permacrisi” tenda ad incidere su aspettative, traiettorie biografiche e fiducia nel futuro. I giovani, tuttavia, non sono spettatori: desiderano tornare protagonisti nello spazio pubblico, chiedendo voce e responsabilità, non solo riconoscimento simbolico.Se l’incertezza è divenuta la condizione di partenza, la risposta non può essere adattiva ma trasformativa: serve un cambio di prospettiva nelle politiche pubbliche e nelle scelte collettive, che assuma davvero le nuove generazioni come riferimento strategico per il futuro del Paese.
La recente ampia partecipazione al Referendum costituzionale sulla giustizia ha confermato la voglia dei giovani di esserci e contare, di diventare protagonisti delle scelte del proprio tempo.
Una generazione nell’incertezza
Non è una singola crisi a caratterizzare i giovani di oggi, ma una sequenza continua di shock che ha reso l’incertezza la loro condizione di partenza. È da questa consapevolezza che prende avvio il Rapporto Giovani 2026, pubblicato da Il Mulino e promosso dall’ Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con Ipsos, con il sostegno di Fondazione Cariplo.
Dall’11 settembre alla pandemia, infatti, passando per la Grande Recessione e il ritorno della guerra in Europa, crescere nel XXI secolo significa fare i conti con un mondo strutturalmente instabile. Diventare adulti nel XXI secolo, insomma, non significa attraversare una solo crisi, ma crescere dentro una condizione permanente di instabilità. Il Rapporto mette in evidenza come lo scenario di “permacrisi” tenda ad incidere su aspettative, traiettorie biografiche e fiducia nel futuro. I giovani, tuttavia, non sono spettatori: desiderano tornare protagonisti nello spazio pubblico, chiedendo voce e responsabilità, non solo riconoscimento simbolico.Se l’incertezza è divenuta la condizione di partenza, la risposta non può essere adattiva ma trasformativa: serve un cambio di prospettiva nelle politiche pubbliche e nelle scelte collettive, che assuma davvero le nuove generazioni come riferimento strategico per il futuro del Paese.
La recente ampia partecipazione al Referendum costituzionale sulla giustizia ha confermato la voglia dei giovani di esserci e contare, di diventare protagonisti delle scelte del proprio tempo.
Il caso italiano
In questo scenario globale, l’Italia si distingue per criticità strutturali che rendono più difficile il passaggio alla vita adulta. L’ingresso nel mercato del lavoro resta tardivo e fragile, mentre autonomia economica e abitativa si allontanano, soprattutto per le nuove generazioni più esposte alla precarietà.
Relazioni e precarietà
Anche le scelte più intime, come costruire una relazione stabile, risentono oggi di precarietà economica e incertezza lavorativa. La prima parte del volume mostra come i percorsi affettivi siano sempre più condizionati dalle risorse materiali, trasformando la progettualità di coppia in un traguardo difficile da raggiungere.
Digitale e competenze critiche
Nell’era digitale, il problema non è solo l’accesso alla tecnologia, ma la capacità di governarla in modo consapevole. Il Rapporto evidenzia come le competenze tecniche non bastino: servono pensiero critico e capacità riflessive per orientarsi tra informazioni, emozioni e disinformazione.


