Se il governo gioca in difesa

ESTRATTO

“L’attitudine al «catenaccio» nella speranza che passi la nottata, la tendenza a occuparsi delle prossime elezioni invece che delle prossime generazioni, per quanto non giustificata, è comprensibile in politica. Contemplare infatti il futuro dell’Italia, e spiegarlo agli italiani, fa davvero paura. Entro quindici anni (non molto tempo) la nostra spesa per un welfare pur così conservativo supererà il trilione di euro (1.068 miliardi, oggi ne spendiamo 670). Dove prenderemo tutti questi soldi? Dove li prenderemo se continua ciò che in un suo libro il demografo Alessandro Rosina ha definito il «degiovanimento» della nostra nazione (La scomparsa dei giovani, edizioni Chiarelettere).

Voi direte: ma che ci può fare Giorgia Meloni se gli italiani non fanno più figli? A parte il fatto che qualcosa (qualcosina) le politiche pubbliche possono fare. Pensate che le previsioni, fino al 2011, non erano così brutte: l’Istat calcolava, nello scenario ritenuto più verosimile, che le nascite annuali non sarebbero mai scese sotto le 500 mila nei successivi cinquant’anni. E invece: siamo già a poco più di 350 mila.

Ma il problema non è neanche questo. Il problema vero è: quanti di quei 350 mila italiani saranno rimasti ancora qui all’età di 25 anni, cioè nel 2050 (quando la popolazione sarà tornata ai livelli del 1967, l’era delle gemelle Kessler)? Sei milioni e mezzo di nostri connazionali vivono già oggi all’estero (un milione in più degli stranieri che risultano residenti in Italia); e il flusso cresce di continuo. Sono in massima parte giovani e giovani adulti. Una vera e propria fuga: + 38% in un anno. Già abbiamo pochissimi laureati (solo la Romania ne sforna di meno in Europa). In più se ne vanno. E le ragioni sono note. Un infermiere in Italia guadagna 1,8 volte meno che in Germania, un medico 1,1 volte meno. Per ogni cento euro di stipendio di un nostro docente, l’equivalente tedesco ne incassa 211 (a parità di potere di acquisto). Non ve ne andreste anche voi? E infatti siamo poco attrattivi anche per i lavoratori stranieri qualificati: solo Polonia e Austria ne attirano meno di noi”.