| 22/05/2026 | |
| NEODEMOS |
La questione demografica ha conquistato posizioni centrali nel dibattito pubblico. L’Italia si riempie sempre più di anziani e si svuota sempre più di giovani, con impatto sulla società, sulla forza lavoro, sui conti pubblici. Dobbiamo rassegnarci a squilibri che peggiorano di anno in anno o un’inversione di tendenza è possibile? Riguardo alla popolazione, dal 2014 in calo, l’inversione è da escludere. Ma le nascite potrebbero smettere di diminuire e forse anche aumentare. Stiamo, anzi, entrando in una fase favorevole perché ciò possa avvenire. Proviamo a vedere a quali condizioni.
Le dinamiche passate
Il numero delle nascite tra i residenti in un paese dipende, come ben noto, dal numero di donne in età riproduttiva e dal numero medio di figli per donna. Rispetto all’azione combinata di tali due fattori possiamo suddividere le dinamiche recenti del nostro paese in tre fasi.
Fino al 1995 la riduzione è riconducibile sostanzialmente alla accentuata diminuzione del numero medio di figli per donna, sceso sotto 2 a fine anni Settanta, sotto 1,5 attorno alla metà degli anni Ottanta, sotto 1,2 nel 1995. Le nascite, in corrispondenza, da oltre un milione a metà degli anni Sessanta, apice del baby boom, e oltre 800 mila nel 1975, sono crollate a 526 mila nel 1995.
Dal 1995 al 2010 inizia una fase di ripesa, favorita anche dall’immigrazione, che porta il tasso di fecondità congiunturale a 1,45. Le nascite arrivano nel 2008 a 577 mila (circa 50 mila in più rispetto al 1995). Ma per la prima volta le dinamiche risultano opposte all’interno del territorio italiano: l’aumento risulta sensibile nell’area centrosettentrionale (da 1,05 a 1,5) mentre continua la riduzione nell’area meridionale (da 1,41 a 1,37).
Nella terza fase, che va dall’apice delle Grande recessione ad oggi, il numero medio di figli per donna torna a diminuire (da 1,44 a 1,14 nel 2025). Qui, però, entra in modo rilevante in campo anche il fattore strutturale, ovvero la riduzione della popolazione in età riproduttiva. In questa fase i due elementi con diretto impatto sulle nascite agiscono in modo concomitante e sfavorevole. Ne consegue un crollo continuo: nel 2013 viene toccato il record negativo di sempre, nel 2015 si scende sotto 500 mila, nel 2022 sotto 400 mila, nel 2025 il dato registrato è poco sopra 350 mila.
Per avere un’idea dell’azione del fattore strutturale, basti pensare che nel 2024 il numero medio di figli per donna è stato pressoché uguale al 1995 (1,19), ma si sono ottenuti molti meno nati (370 mila contro 526 mila). Nel 1995 erano al centro della vita riproduttiva i nati a metà anni Sessanta (la parte finale dei Baby boomers). Nel 2024 i potenziali genitori sono i Millennial, nati nella fase di baby bust.


