La differenza nel processo di innovazione non è tanto quella tra successo e insuccesso, ma tra chi si prende il rischio di fallire e chi no - A.Rosina

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Le proiezioni demografiche e la necessità di rafforzare lo sguardo strategico verso il futuro

Le proiezioni demografiche sono diventate un esercizio molto avanzato e scientificamente stimolante sul versante statistico-metodologico. Alla spinta tecnica in avanti è necessario far corrispondere anche un miglioramento sostanziale nella capacità di cogliere il cambiamento e delineare scenari affidabili di riferimento. Feconda potrebbe essere l’integrazione, secondo Alessandro Rosina, con l’approccio delle previsioni strategiche. 

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agenda

09/12/2021
09.45
Palazzo della Provincia (Sala ‘G. Verdi’) in C.so Garibaldi, 50 a Piacenza.
PIACENZA E IL SUO FUTURO: INCONTRI VERSO IL PTAV sito | informazioni
03/12/2021
11.40
Palazzo Rospigliosi, Via Ventiquattro Maggio 43, ROMA
Quarta Conferenza nazionale sulla famiglia sito | informazioni
01/12/2021
11.30
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XIV Conferenza nazionale di statistica WEB sito |

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commenti e riflessioni

Degiovanimento

Arriva in ritardo dalle nostre parti, il dibattito su giovani e potere e grazie ad un vescovo coraggioso di umili origini: «bamboccioni» incapaci di stracciare la figurina di Peter Pan o giovani vittime bloccate dalle oligarchie delle caste, siano esse politiche, professionali o industriali. Eppure, perfino il vocabolario della lingua italiana è stato costretto ad aggiornarsi. Non c’è più solo antipolitica e discontinuità, perfino il più recente monnezzopoli o il già datato tangentopoli. C’è, da un anno appena, degiovanimento (sostantivo maschile, perdita del bene prezioso della gioventù), un neologismo ideato e studiato da Alessandro Rosina, ricercatore della «Cattolica» di Milano, trentanove anni e testimone della fatica per la conquista di una cattedra universitaria. (Antonio Manzo, Mattino, 13 maggio 2009, Salerno, p. 27) • [tit.] Il rischio degiovanimento [testo] Ormai sono lontani i tempi degli allarmi sulla denatalità, quando si annunciavano i rischi che avrebbe potuto conoscere la società italiana. Oggi il fenomeno non fa più notizia, al contrario rientra nei processi di lenta metabolizzazione dei cambiamenti. Un neologismo fotografa la mutata situazione e proietta un’ombra inquieta sui prossimi decenni: la parola è «degiovanimento» che è qualcosa di più di invecchiamento. L’Italia non solo è, e continuerà ad essere, un “Paese per vecchi”, ma vedrà le nuove generazioni indebolite nella loro tradizionale carica di soggetti portatori di cambiamento e di crescita. (Giovanni Santambrogio, Sole 24 Ore, 30 giugno 2013, p. 30, Cultura e sviluppo) • Più elevate sono le risorse culturali e il capitale sociale, più tende a prevalere la componente della scelta. Viceversa, più basse sono le condizioni di partenza combinate con alte aspettative, più ci si sposta per necessità. In entrambi i casi sono soprattutto i laureati e i più dinamici ad alimentare la crescita dei flussi verso l’estero, con conseguente accentuazione del degiovanimento quantitativo e qualitativo della popolazione italiana. Ma più recentemente è aumentato il contributo ai flussi in uscita delle persone di mezza età. (Alessandro Rosina, Repubblica, 5 aprile 2017, p. 6).

Innovare non basta, bisogna includere

Non possiamo andare lontano con una parte della classe politica che pretende di cambiare il Paese senza capirlo e l'altra parte che cavalca le paure di un cambiamento non capito. Non può funzionare così un Paese. Innovare non basta, bisogna includere. Cambiare non basta, bisogna costruire processi decisionali inclusivi di cambiamento.