Il mondo in cui viviamo può essere capito solo vivendo. Cosa che appartiene in modo unico all’esperienza umana ed è preclusa all’Intelligenza artificiale. Il mondo si misura in ciascuna singola vita.
Eppure ciò che siamo stati non ha voce proprio nel momento in cui potrebbe finalmente essere raccontato in modo autentico, senza remore o tentazione all’autoassoluzione. Rimane, così, solo quello che gli altri hanno visto dall’esterno.
Cosa racconterebbe della propria vita una persona con la facoltà di trascendere la propria vicenda umana — di come ha interpretato, in modo unico, il suo essere stato nel mondo? Me lo sono chiesto. E ho provato a scriverlo immaginando qualcuno che ha lasciato un segno nella storia, e che si interroga su ciò che è significante oltre al segno.
Ogni racconto si riferisce in modo libero ad un personaggio storico.
LE STORIE
- Non ho tradito il ragazzo che ero. L’ho esaudito. E questo è stato il problema
- Le cose che fai con più radicalità, con più fedeltà a quello che senti vero — diventano, nelle mani degli altri, esattamente quello che volevi che non diventassero
- La libertà che non hai scelto non sa di libertà. Non è detto che il nome che il mondo ha urlato per te abbia qualcosa a che fare con quello che sei
- La verità non cambia il corso delle cose. Ma cambia il punto oltre il quale non puoi più tornare indietro
- Ogni epoca decide quali vite consumare per far funzionare il proprio ordine. E ogni epoca ha bisogno di qualcuno che dica: no.


