Topic: popolazione, risorse e sviluppo

Coronavirus, ultima occasione di una politica per le famiglie

Tutti auspichiamo di poter tra qualche anno ricordare l’epidemia di Covid-19 come una discontinuità che ha permesso al paese di mettere in discussione ciò che non funzionava e dare slancio ad una crescita solida su basi nuove. Dobbiamo, però, aver oggi ben chiara la consapevolezza che non è per nulla scontato che ciò avvenga e che non c’è nessun automatismo che spinga in tale direzione. Sarà possibile riuscirci solo con idee chiare su quale Italia vogliamo e possiamo essere, agendo con grande determinazione sulle potenzialità del sistema paese, sulle risorse da indirizzare, sulle capacità da valorizzare, sui desideri e le energie da mobilitare. Senza una forte volontà di riorganizzare e riorientare il processo di sviluppo, il rischio è quel-lo di passare dall’emergenza sanitaria ad un intreccio ingestibile di emergenza economica e demografica.

Covid-19. Il virus e la rivelazione dell’angelo sterminatore

Possiamo leggere l’azione del coronavirus sulle nostre vite come una metafora? In effetti, si presta bene a rappresenta la situazione di stallo in cui da tempo si trova il mondo occidentale, la sua difficoltà a misurarsi con i rischi e le sfide di questo secolo. Un mondo libero, che però si trova a rinchiudere i suoi abitanti fisicamente, ma anche psicologicamente, ostaggi delle proprie paure. Un mondo ricco, ma diventato più attento a non perdere il benessere raggiunto che disposto a investire sul futuro, oltre che poco capace di ridurre le diseguaglianze e dare prospettive alle nuove generazioni.

Le famiglie sono il motore della ripartenza

La pandemia ha bloccato non solo il motore dell’economia, ma sconvolto anche le attività quotidiane delle famiglie e proiettato in una condizione di incertezza i progetti di vita. Ora che la morsa del virus sembra rallentare, programmare il riavvio in condizione di nuova normalità non significa solo assicurare un accesso al posto di lavoro. È interessante, a questo proposito, notare che i paesi in Europa più attenti alle politiche familiari sono quelli più consapevoli della necessità di consentire alle coppie con figli di organizzare adeguatamente tempi di lavoro, di spostamento, di vita e organizzazione familiare. Tra gli altri, Francia e Danimarca, hanno già programmato la riapertura di nidi e scuole materne.

Va riconosciuto che le famiglie italiane hanno agito con responsabilità, caricandosi di costi economici, disagi e complicazioni in questa tempesta. Tale condizione è però sostenibile e accettata solo se temporanea. Può, invece, creare molta insoddisfazione e frustrazione se, anche dopo l’uscita dalla fase di emergenza del Paese, le famiglie si troveranno a dover gestire una continua emergenza privata. Le conseguenze di una ripartenza delle attività lavorative in carenza di strumenti di conciliazione e attività socio-educative per infanzia e adolescenza investono tre ambiti: l’organizzazione dei tempi familiari; il benessere dei bambini; le diseguaglianze sociali. Le ricadute negative sul secondo e terzo punto non producono forse un impatto immediato sull’economia del paese, ma portano con sé costi che andranno a crescere nel tempo. Il policy brief “The Impact of Covid-19 on children” delle Nazioni Unite mette chiaramente in luce che le nuove generazioni, pur essendo risparmiate dal virus, rischiano di essere le maggiori vittime di come i governi gestiscono la crisi sanitaria, con conseguenze di medio—lungo periodo e accentuando fragilità pre—esistenti.
Il primo punto ha, invece, implicazioni dirette sulle condizioni attuali di ripresa della crescita del paese, per l’impatto su due indicatori che da troppo tempo ci vedono nelle posizioni peggiori in Europa: l’occupazione femminile e la natalità. La debolezza italiana delle misure di conciliazione — che sta alla base dei bassi valori su tali due dimensioni — rischia di inasprirsi ulteriormente rendendo meno solida la crescita, accentuando gli squilibri demografici, risolvendosi in ulteriore impoverimento delle famiglie con figli.

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Discontinuità e nuova normalità per superare il Novecento

Dopo un lungo preambolo, durato due decenni, nel post Covid-19 entreremo pienamente nel XXI secolo? Di certo alcune cruciali questioni, a lungo dibattute, su come andar oltre i limiti del modello sociale e di sviluppo del Novecento, hanno ricevuto una improvvisa accelerazione. Le modalità per affrontare la pandemia e tener sotto controllo il rischio di nuove ondate e nuovi virus, fanno diventare ineludibili (sia in termini culturali che operativi), i temi della sicurezza, della privacy, della salute pubblica diffusa, della gestione del sommerso, del governo della mobilità internazionale, dell’ambiente, del ruolo delle nuove tecnologie, delle competenze digitali e delle modalità di apprendimento. Il come si studia, si lavora, ci si sposta sul territorio, si coopera e si fa vita sociale dovranno fare un salto di qualità, in una direzione però anche tutta da indicare e favorire con strumenti adeguati.

I nostri giovani disposti ai sacrifici: spinta a cambiare

E’ passato esattamente un mese da quando il lockdown è stato esteso all’intera penisola. Da allora viviamo tutti una comune condizione di spaesamento. Le due frasi più utilizzate in questo periodo sono state “andrà tutto bene” e “nulla sarà più come prima”, ma non abbiamo ancora chiaro come far stare assieme l’auspicio della prima con la consapevolezza della seconda.