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Immigrazione: dalla politica dei flussi alla politica del capitale umano

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In Italia si continua a discutere di immigrazione soprattutto come emergenza o come problema di sicurezza. Nel frattempo stiamo diventando uno dei Paesi in cui maggiormente  la scarsità di lavoratori rischia di frenare crescita economica, innovazione e sostenibilità del welfare.

Il disegno di legge che dà attuazione al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, attualmente all’esame in Senato, affronta aspetti importanti: procedure per la protezione internazionale, identificazione, accoglienza, rimpatri e coordinamento amministrativo. Si tratta di strumenti necessari per una gestione più ordinata ed efficace dei flussi migratori. Sarebbe però un’occasione mancata se il confronto politico si fermasse a questa dimensione. L’immigrazione non è soltanto una questione amministrativa, né esclusivamente di sicurezza. È ormai parte integrante della transizione demografica che sta ridefinendo il futuro dell’Italia.

Il crollo delle nascite e la paura per il futuro nel mondo di Elon Musk

Elon Musk nascite

Negli ultimi anni Elon Musk è diventato uno dei più influenti sostenitori della tesi secondo cui il principale rischio per le società avanzate non sarebbe la sovrappopolazione, ma il crollo delle nascite. Ha indicato espressamente l’Italia come uno dei paesi in più profonda crisi demografica, all’interno di un quadro generale che vede tutte le economie mature avanzate scese sotto la soglia di sostituzione generazionale.

La questione, però, non è solo capire perché nascano sempre meno bambini. Occorre ancor prima e più interrogarsi sul contesto culturale e sociale nel quale le nuove generazioni si trovano oggi a compiere le proprie scelte di vita.

Qui emerge un paradosso che merita attenzione.

Una finestra favorevole per le nascite ma servono politiche mirate

La crisi demografica italiana sta presentando numeri implacabili. Da un lato siamo uno dei paesi più longevi al mondo e con maggior aumento della popolazione anziana, dall’altro le nascite precipitano ogni anno sempre più in basso. Non torneremo mai ai livelli di un milione di bambini venuti alla luce nel 1964, ma anche la metà di tale valore è oramai fuori dalla portata per gli squilibri accumulati.

I nati nel 2025 sono stati circa un terzo, pari a 355 mila, compresi quasi 50 mila con nazionalità straniera. Se si proiettasse meccanicamente il ritmo di diminuzione osservato negli ultimi 15 anni, ci troveremmo nel 2040 con 150 mila nascite.

L’Italia diventa over 65: una sfida su lavoro e partecipazione sociale

Uno spettro si aggira per l’Europa. Quello della crisi demografica, come confermano le previsioni Eurostat pubblicate in questi giorni. Con Italia precursore di declino e invecchiamento della popolazione.

Eppure queste dinamiche non hanno finora portato a un indebolimento della forza lavoro.  Al contrario, negli ultimi anni il numero degli occupati è cresciuto. Si tratta, però, di una fase temporanea. Nella popolazione in età attiva sono ancora presenti le generazioni nate quando il numero medio di figli per donna era superiore a due. In particolare, la fascia 55–64 anni conta oggi circa 9,3 milioni di persone e presenta un tasso di occupazione superiore al 60%, con valori oltre il 70% tra gli uomini e poco sopra il 50% tra le donne. Risulta, quindi, una componente largamente inserita nei processi produttivi, che costituisce l’attuale colonna portante dell’equilibrio nel mercato del lavoro.

Se l’emergenza abitativa inasprisce la crisi demografica

Un accentuato declino delle nascite sta attraversando l’Europa non risparmiando nessun paese. Coinvolge anche contesti che fino a pochi anni fa riuscivano a mantenere il numero medio di figli per coppia vicino a 2. La preoccupazione è duplice. Da un lato vi sono le complicate conseguenze da gestire: riduzione della forza lavoro, aumento del rapporto tra popolazione anziana e attiva, pressione crescente sui sistemi di welfare. Dall’altro lato vi è una questione più profonda: comprendere le cause del calo e individuare politiche capaci di ridurre il divario tra numero di figli desiderati ed effettivamente avuti.