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Il crollo delle nascite e la paura per il futuro nel mondo di Elon Musk

Elon Musk nascite

Negli ultimi anni Elon Musk è diventato uno dei più influenti sostenitori della tesi secondo cui il principale rischio per le società avanzate non sarebbe la sovrappopolazione, ma il crollo delle nascite. Ha indicato espressamente l’Italia come uno dei paesi in più profonda crisi demografica, all’interno di un quadro generale che vede tutte le economie mature avanzate scese sotto la soglia di sostituzione generazionale.

La questione, però, non è solo capire perché nascano sempre meno bambini. Occorre ancor prima e più interrogarsi sul contesto culturale e sociale nel quale le nuove generazioni si trovano oggi a compiere le proprie scelte di vita.

Qui emerge un paradosso che merita attenzione.

Stiamo entrando in una fase favorevole per una risalita delle nascite?

La questione demografica ha conquistato posizioni centrali nel dibattito pubblico. L’Italia si riempie sempre più di anziani e si svuota sempre più di giovani, con impatto sulla società, sulla forza lavoro, sui conti pubblici. Dobbiamo rassegnarci a squilibri che peggiorano di anno in anno o un’inversione di tendenza è possibile? Riguardo alla popolazione, dal 2014 in calo, l’inversione è da escludere. Ma le nascite potrebbero smettere di diminuire e forse anche aumentare. Stiamo, anzi, entrando in una fase favorevole perché ciò possa avvenire. Proviamo a vedere a quali condizioni.

E’ facendo dialogare le generazioni che la speranza diventa un progetto

Il mondo cambia perché arrivano sguardi nuovi che lo osservano come nessuno aveva mai fatto prima. Dietro agli sguardi delle nuove generazioni ci sono desideri e speranze che cercano nuovi spazi e opportunità. Tutto ricomincia con ciò che nasce. Ma nulla riparte da zero, grazie a quello che trasmettono le generazioni precedenti. Tutto si trasforma nel rapporto e nel confronto continuo tra vecchie e nuove generazioni. Ma ciò che si trasforma non necessariamente migliora. Se il nuovo che portano in dono le nuove generazioni non viene messo in condizione di generare nuovo valore, il mondo invecchia senza rinnovarsi. Se ciò che di valore le generazioni precedenti trasmettono non viene riconosciuto, il mondo si rinnova ma girando a vuoto.

Il doppio esodo che minaccia il futuro dell’Italia

Il futuro dell’Italia dipende dalla capacità di rigenerare la popolazione nelle età più produttive e fertili. Se non riuscirà a farlo, il Paese dovrà affrontare costi sempre più gravosi legati all’invecchiamento e al debito pubblico su basi demografiche sempre più fragili. Nel testo della recente Audizione dell’INAPP alla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica, si afferma che “In soli dieci anni usciranno dal lavoro circa 6,1 milioni di italiani: un esodo generazionale che rischia di lasciare il Paese senza ricambio e di mettere in crisi la tenuta del welfare”. Il Presidente dell’INAPP, Natale Forlani, ha inoltre ribadito che “la dinamica è già visibile oggi: indice di dipendenza demografica in crescita, carenza di competenze e difficoltà nel reperimento di personale, spesa pensionistica in aumento fino al 17% del PIL entro il 2040, e oltre 4 milioni di over 65 non autosufficienti che richiedono assistenza continuativa”.

Diventare padri è come nascere per la terza volta nella vita

Cosa vuol dire diventare genitori e, in particolare, essere padri oggi? In passato a tale figura corrispondeva un’autorità indiscussa. La funzione strumentale di tale ruolo e la mortalità infantile, portavano ad un distacco emotivo verso i figli finché non avessero raggiunto un’età utile per le strategie familiari: sul lato femminile nella prospettiva di un conveniente matrimonio, sul lato maschile nella direzione di assicurare la continuità del benessere economico. Questo modello viene progressivamente eroso con l’entrata nella modernità. L’ordine costituito non ha più valore in sé. Non va semplicemente trasmesso così com’è alle generazioni successive.