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Covid-19, il Paese si deve mobilitare come in tempo di guerra

Il mondo è sotto attacco. Che lo scenario che si è aperto con l’insorgenza e la diffusione di Covid-19 sia come quello di una guerra lo stanno da qualche giorno affermando molti esperti e rappresentanti delle istituzioni. Allo stesso modo, viene detto, dovremo pensare alla situazione che si dovrà affrontare alla fine dell’emergenza sanitaria come a un dopoguerra, con un modello sociale ed economico da ricostruire (o, meglio, nuovo da avviare).

Coronavirus. Una «Operazione Dynamo» per le mascherine

Mancano le mascherine. L’Italia, nel pieno dell’emergenza Covid-19, si trova con grave carenza di dispositivi di protezione individuale indispensabili a contenere la diffusione del virus. Confcooperative e Legacoop hanno lanciano l’allarme sulle condizioni degli operatori sociali e sociosanitari, annunciando che senza presidi sanitari adeguati rischiano di chiudere: “Senza un aiuto non potremo garantire più nessun servizio essenziale”. Non bastano i dispositivi che produciamo normalmente e nemmeno quelle che riusciamo ad importare.

E’ necessario quindi trovare il modo di produrli in Italia per rispondere alla crescente domanda da parte della popolazione, ma ancor più a servizio delle stesse necessità degli operatori sanitari e di quelli sociali. Si tratta di un esercito che deve poter essere salvaguardato urgentemente e messo nelle condizioni adatte se non vogliamo perdere la guerra conto questo nemico invisibile. Per riuscirci si stanno mobilitando molte piccole aziende che sul territorio provano a riconvertirsi nella produzione di mascherine, operazione che richiede materiale di base largamente disponibile assieme a manodopera a cui trasmettere velocemente il know how necessario. E’ necessario però andar oltre la spontaneità e l’intraprendenza individuale, rendendo questa operazione sistemica e strategica per il Paese. Serve “un distretto diffuso di produzione” come ha ben spiegato Elena Granata, docente del Politecnico di Milano, all’interno della maratona di storie di resilienza organizzata dall’associazione “Mappa celeste” nella scorsa notte di equinozio.

In questo senso va adottato lo stesso spirito della ”Operazione Dynamo” che consentì – nel momento di maggior difficoltà della Seconda Guerra mondiale – di mettere in salvo su larga scala le forze Alleate bloccate a Dunkerque (circondate senza scampo dalle unità corazzate tedesche). Per recuperare tali forze non c’erano unità navali militari sufficienti, così si decise di mobilitare tutte le imbarcazioni britanniche che potevano essere riconvertite a tale scopo: oltre alla marina militare, venne utilizzata anche quella mercantile, ma vennero chiamate spontaneamente a mettersi a disposizione anche barche private e navi da pesca e la risposta fu incredibile. La Manica, lungo il tratto da Dunkerque a Dover, si riempì di imbarcazioni in grado di recuperare anche solo qualche decina di soldati, ma tutte assieme poterono compiere il miracolo: salvarono l’esercito che poi riorganizzato contribuì in modo decisivo al successo nella Seconda guerra mondiale.

Una analoga operazione, per spirito e iniziativa in grado di mobilitare e riorganizzare dal basso tutte le forze disponibili, non solo può consentire all’esercito di chi oggi opera sul fronte sanitario e sociale italiano di proseguire la propria battaglia contro il coronavirus, ma diventare anche una grande e diffusa industria di produzione per i Paesi che dopo il nostro stanno vivendo la stessa emergenza.

Coronavirus, l’appello dei docenti: “Utilizzare a fondo la tecnologia per sconfiggere prima il male”

Di fronte alla drammatica emergenza del Coronavirus il nostro Paese, come quasi sempre accade in momenti estremi, sta dando prova di civiltà e di grande solidarietà. Molte ragazze e ragazzi si sono fermati per tutelare la salute dei più anziani, il cui rischio di mortalità per il virus è molto più elevato. I canti e le bandiere sui balconi testimoniano che in momenti terribili scopriamo di avere energie e risorse inaspettate. Il personale sanitario nelle regioni più colpite, Lombardia in testa ha dato prova di piena disponibilità, spesso di eroismo.

Come preparare il futuro correggendo vecchi squilibri

Le epidemie sono state per millenni una costante nella storia dell’umanità. Erano presenti in modo endemico, ovvero colpivano in modo ricorrente la popolazione con effetti spesso devastanti. Questo però non impedì all’Italia di crescere dal punto di vista economico, sociale e artistico. Tra la peste del Boccaccio e quella dei Promessi sposi l’Italia fu in grado di produrre l’Umanesimo e il Rinascimento.