La crescita virtuosa che passa dai giovani

Essere protagonisti della costruzione di un mondo migliore è, da sempre, l’ambizione più alta delle nuove generazioni. I Paesi e le organizzazioni che mettono i giovani nelle condizioni di cogliere responsabilmente e attivamente tale sfida possono contare sulla migliore energia positiva disponibile in natura per essere vincenti nel proprio tempo, produrre crescita sostenibile, mettere le basi di un futuro solido.

Le nuove generazioni sentono il bisogno di mettersi alla prova e di produrre un proprio impatto riconoscibile nella realtà che li circonda, più di quanto riescano oggi nei fatti ad esprimere. Pensare, dal punto di vista sociale, che i giovani siano figli da proteggere o, dal punto di visa economico, siano nuova forza lavoro meramente utile per sostituire chi va in pensione, è l’errore di prospettiva più fatale che famiglie e aziende italiane possano fare.

Le nuove generazioni vanno intese come il nuovo che produce nuovo, allargando così le opportunità di tutti. Non vengono per essere uguali alle generazioni precedenti. Sono il mezzo attraverso cui la società fa esperienza del mondo che cambia e trova soluzioni nuove per produrre nuovo benessere. Se messe nelle condizioni adeguate trasformano il cambiamento in miglioramento collettivo, ma sono anche la parte della popolazione che maggiormente rischia di pagare le conseguenze di una società bloccata, di un paese in declino, di un patrimonio naturale che si impoverisce.

Se c’è un tema in grado oggi di mettere in relazione virtuosa sensibilità e valori dei giovani con le questioni aperte del nostro tempo – con alto potenziale innovativo sui modelli di produzione e consumo – è proprio quello ambientale, della promozione della salute e della salvaguardia della bellezza della biodiversità del pianeta.

Sono oramai molti e consistenti i dati che forniscono evidenza empirica del consolidamento di un atteggiamento particolarmente attento verso pratiche e politiche di sviluppo sostenibile, che va però aiutato a trovare maggiore consapevolezza e strumenti per esprimersi in modo efficace.

Un dato che trova ormai conferma in molte ricerche negli Stati Uniti e in Europa, compresa l’Italia, è la crescente percentuale di giovani che affermano di preferire un lavoro in un’azienda socialmente responsabile, attenta e impegnata in campo ambientale, anche se questo dovesse comportare uno stipendio più basso. Questa sensibilità trova riscontro anche nei comportamenti di consumo, non solo rispetto alla riduzione degli sprechi ma nelle stesse scelte d’acquisto. I Millennials e, ancor più, i membri della Generazione Z, sono in modo crescente attenti all’impatto sociale e ambientale dei prodotti, mettendo in conto anche la possibilità di pagare di più per il valore green di un bene. Si tratta di evidenze ancor più rilevanti se si pensa che le condizioni finanziare delle nuove generazioni non sono particolarmente rosee e che, anzi, la possibilità di ottenere un reddito adeguato continua ad essere una delle preoccupazioni principali dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Questo significa, anche, che se le condizioni economiche e le opportunità occupazionali delle nuove generazioni fossero migliori, la spinta verso un nuovo modello di sviluppo più sostenibile sarebbe ancor più forte.

Più in generale, se la crescita del XX secolo è stata centrata soprattutto sulla quantità, i processi più promettenti di cambiamento del XXI secolo mettono invece soprattutto a valore la qualità. Il benessere di un territorio è sempre meno misurabile in termini di solo prodotto interno lordo, mentre assumono sempre più importanza altre dimensioni legate alla qualità della vita, alle relazioni interpersonali, all’ecosistema. Così come, nel contesto lavorativo, il benessere dei dipendenti e il loro legame con l’azienda va sempre più oltre lo stipendio e acquista sempre più importanza la possibilità di armonizzare positivamente l’impegno professionale con gli altri ambiti di vita, ma anche potersi identificare con i valori dell’azienda e portare al suo interno le proprie sensibilità.

Non c’è dubbio che i Paesi e le organizzazioni di maggior successo nei prossimi decenni saranno quelli maggiormente capaci di far diventare, in modo coerente e credibile, leva per i propri processi di crescita l’energia positiva delle nuove generazioni, mobilitata dal loro desiderio di contribuire ai processi di miglioramento del mondo in cui vivono.

Perché il rilancio del Paese passa dalla famiglia

Un territorio che vuole crescere deve mettere in relazione positiva economia e demografia. Questo significa, prima di tutto, favorire la combinazione tra scelte professionali e scelte familiari in grado di realizzare le aspirazioni personali e di produrre ricadute virtuose per la produzione di benessere collettivo, inteso nella sua accezione più ampia. Oggi, ancor più che in passato, le politiche familiari non possono essere pensate in modo indipendente dalle politiche del lavoro: vanno assieme considerate le due facce delle politiche di sviluppo di un paese o di una regione. Proprio per questo la lettura congiunta dei cambiamenti che riguardano le famiglie e il mercato del lavoro, offerta dall’ultimo report dell’Istat, aiuta a capire in che direzione stiamo andando, con quali limiti e contraddizioni si scontra il nostro processo di crescita.

Una cultura della crescita per frenare il declino

La Torre di Pisa, uno dei simboli più caratteristici dell’Italia nel mondo, affascina perché è bella in modo diverso da tutti gli altri campanili. Posta su un terreno di argilla e sabbia ha cominciato a evidenziare una pendenza già dalla costruzione dei primi piani. Riscontrata l’anomalia strutturale ci si poteva rassegnare ad un fallimento disinvestendo sul proseguimento del progetto. A partire invece dal terzo piano si è deciso di proseguire con una curvatura opposta alla pendenza.

Il fascino di questo edificio sta anche nel fatto che ben si presta all’estero per rappresentare una certa inclinazione del genio italico, capace di immaginare soluzioni non convenzionali, ovvero di dare il meglio quando si trova su terreni non favorevoli, ovvero di resistere anche quando sembra sul punto di cadere. Seguendo questa suggestione, dovremmo oggi darci il compito di rendere la demografia la nostra Torre di Pisa del XXI secolo.

Stiamo entrando nella terza decade di questo secolo con l’evidenza di un accentuato squilibrio strutturale e dobbiamo decidere come proseguire. A fronte dell’aumento della popolazione anziana e di un eccessivo debito pubblico, per crescere è necessario rafforzare – come ha ricordato il Governatore Visco nella relazione annuale della Banca d’Italia – il pilastro della popolazione attiva. Tale asse portante risulta, invece, da un lato quantitativamente eroso dalla riduzione della popolazione che entra in età lavorativa, come conseguenza della persistente denatalità, d’altro lato anche qualitativamente indebolito, rispetto al resto d’Europa, dalla più bassa occupazione delle nuove generazioni e dalla più compressa partecipazione femminile.

Per ridar slancio alle possibilità di sviluppo del paese – agendo sulla curvatura opposta alla pendenza che da troppo tempo ha preso l’Italia – è necessario, a livello macro, mettere demografia ed economia in condizione di integrarsi positivamente. Perché ciò avvenga servono misure che consentano, a livello micro, una migliore possibilità di armonizzazione e revisione al rialzo delle scelte di vita in ambito familiare e professionale. Su questo fronte sono due i nodi principali da sciogliere con politiche incisive ed efficaci: quello tra lavoro e autonomia dei giovani e quello tra lavoro e impegni familiari sul versante femminile. Ciò che rafforza la preparazione solida delle nuove generazioni e il loro contributo qualificato all’interno del mondo produttivo, consente di superare ostacoli oggettivi e insicurezze rispetto al futuro, con conseguenze positive anche sulla costituzione di nuovi nuclei familiari e nello sviluppo di una lunga vita attiva. Allo stesso modo, nascite e occupazione femminile possono crescere assieme in presenza di adeguati strumenti e servizi di conciliazione. Questo significa anche che l’investimento nel rafforzamento continuo delle competenze (tecniche e trasversali), nel sostegno all’intraprendenza dei giovani e nell’integrazione tra lavoro e famiglia vanno considerate come parte centrale delle politiche per lo sviluppo del paese. Il baricentro va, infatti, posto sulla capacità di essere e fare delle persone, indipendentemente dalla provenienza sociale e lungo tutto il corso di vita. Attorno a questo va costruito un piano di innovazione tecnologica che consenta alle persone di fare ancor meglio e di più, in aggiunta, e non in sostituzione, alla parte più creativa del fattore umano. La costruzione della Torre di Pisa poteva contare sul meglio della combinazione tra conoscenze, formazione umanistica e capacità di innovazione tecnica del proprio tempo. Ma alla base serve, soprattutto, il giusto approccio e atteggiamento culturale. L’Italia degli squilibri può dare bellezza ai percorsi più virtuosi di crescita nel resto di questo secolo solo se si apre al mondo e torna ad avere fiducia nel proprio futuro.

Elezioni europee. I giovani chiedono risposte su lavoro e crescita

La partecipazione al voto dei giovani è considerata importante, al di là dei risultati finali sulla composizione del nuovo parlamento dopo il trauma della Brexit, come segnale di quanto il progetto europeo sia ancora vivo e possa essere rilanciato, migliorato e proiettato verso il futuro.