L’equità tra generazioni è la condizione per governare il futuro

Ogni generazione è diversa dalle precedenti. Diversa non significa migliore o peggiore, ma portatrice di sensibilità, competenze e modi di interpretare il mondo che nascono dentro uno specifico contesto storico. Non è lo stesso avere vent’anni negli anni Sessanta, negli anni Novanta o durante la pandemia. Ogni epoca ridefinisce opportunità e vincoli. Ignorare la prospettiva generazionale significa non vedere queste differenze strutturali e leggere il presente con categorie del passato.

Il futuro che non nasce

il futuro che non nasce

Quando Dante Alighieri scrive il famoso incipit della Divina Commedia, «nel mezzo del cammin di nostra vita», ha trentacinque anni. Alla base di tale espressione vi è l’idea che una vita, nel migliore dei casi – ovvero nella condizione ideale di sottrarsi agli elevati rischi di mortalità infantile, giovanile e adulta – potesse durare fino a 70 anni. Per i contemporanei del Sommo Poeta, come per le generazioni precedenti e molte successive, raggiungere tale età era un desiderio che superava le possibilità comuni di realizzazione. Non rappresentava la norma, ma un traguardo raro, spesso raggiunto in condizioni precarie. A un certo punto della storia, tuttavia, questo scenario cambia radicalmente.

Il tempo dei padri e i tempi della politica

Codici di cura al maschile
Senza una reale condivisione della cura fin dalla nascita, non è possibile affrontare in modo efficace né la crisi demografica né il persistente squilibrio di genere nel mercato del lavoro. Non si tratta semplicemente di sostenere le madri, ma di rendere effettivo il diritto dei padri a esserci — e, soprattutto, il diritto di bambine e bambini a poter passare tempo adeguato con entrambi i genitori nei primi mesi di vita.

Rinnovarsi e adattarsi per vivere bene nella società della longevità di massa

longevità

Superare la soglia tradizionale di entrata in età anziana non è più una condizione riservata a una stretta minoranza: è un traguardo dato per scontato per le generazioni adulte di questo secolo. La probabilità di arrivare a 65 anni, secondo i dati Istat, è ormai vicina al 95 per cento. La grande maggioranza ci arriva, inoltre, in buone condizioni di salute. Questo fatto, del tutto nuovo nella storia dell’umanità, porta con sé almeno tre implicazioni per la vita economica e sociale.