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Il percorso dei giovani al lavoro va ripensato già dall’orientamento

L’Italia è davvero un paese strano, pieno di paradossi. Nessuna forza misteriosa li genera, sono semplicemente il frutto delle contraddizioni e delle inefficienze di funzionamento del nostro sistema paese. Ne indichiamo qui di seguito tre che riguardano il rapporto tra nuove generazioni e mercato del lavoro.

L’Italia non è un Paese per giovani imprenditori: il problema delle competenze

La Scuola italiana fatica a formare in modo solido e diffuso le competenze che servirebbero al Paese per fare quel salto tecnologico necessario a diventare più competitivo e ad aumentare la qualità del contributo del capitale umano delle nuove generazioni alla crescita. Qui compresi i giovani imprenditori delle startup. I potenziali startupper quindi rischiano di ricadere in altre due categorie: i delusi e arresi Neet (Not in education, employment or training) o quelli che cercano altrove fortuna: gli Expat.

Innovare la formazione per includere con il lavoro

In questi giorni inizia il nuovo anno scolastico per otto milioni di alunni. Molti i problemi e le sfide da affrontare, vale per i singoli ragazzi che stanno costruendo il proprio futuro, ma più in generale vale per il sistema di istruzione che deve mettere in relazione virtuosa il mondo che cambia e la preparazione di nuove generazioni. Una preparazione che non può più essere solo “aggiornata” ma in grado di saper guardare e immaginare oltre.

Il falso problema della scuola fino a 18 anni

Ha ragione la ministra Fedeli quando dice che fermare la propria formazione a 16 anni – in un mondo sempre più complesso, in rapido cambiamento, con una vita lavorativa sempre più lunga e articolata – non è una scelta ottimale. Ma è l’obbligo imposto ai giovani a star di più sui banchi di scuola la soluzione ottimale? Una risposta la si può dare andando a vedere cosa fanno gli altri paesi europei. Si nota allora che solo un numero ristretto prevede l’obbligo scolastico fino ai 18 anni.

Andarsene deve essere una scelta, non un obbligo

Tra il Made in Italy che piazziamo bene all’estero ci sono sempre più anche gli italiani stessi, spesso di buona qualità. L’espatrio dal Belpaese è, del resto, un fenomeno sempre più ampio ma anche sempre più complesso e articolato. Va prima di tutto considerato che la facilità di spostamento e di accesso a opportunità virtualmente presenti in qualsiasi altro paese del mondo, rendono oggi molto più comune e praticabile la scelta di viaggiare per svago, studio e lavoro.