Dar conto di come sarà la demografia italiana e mondiale tra 160 anni è forse un’operazione meno complessa di quella di chi 160 anni fa, ovvero nel primo decennio dell’Unità d’Italia, si fosse posto l’obiettivo di prevedere la demografia di oggi.
Dar conto di come sarà la demografia italiana e mondiale tra 160 anni è forse un’operazione meno complessa di quella di chi 160 anni fa, ovvero nel primo decennio dell’Unità d’Italia, si fosse posto l’obiettivo di prevedere la demografia di oggi.
Il recente dibattito sollevato dall’esito del test per il semestre filtro di Medicina, con una quota spropositata di candidati incapaci di raggiungere il punteggio minimo, è la punta dell’iceberg di una questione generazionale più profonda.
Sono molti i prodotti che se improvvisamente sparissero o diventassero sempre meno disponibili metterebbero in crisi un Paese. Per assurdo ipotizziamo di non avere più aerei, o non aver più telefoni, o non aver più computer, o non aver più farmaci da banco, sarebbe certo un disastro ma sopravviveremmo in qualche modo.
La popolazione italiana è in continua diminuzione dal 2014. Da 60,3 milioni è scesa sotto 59 milioni nel 2024 e secondo l’Istat entro il 2050 gli abitanti nella penisola saranno meno di 55 milioni.
La geografia del potere globale sta cambiando non solo per effetto dell’innovazione tecnologica o delle transizioni energetiche, ma anche — e in modo sempre più profondo — per la diversa velocità con cui le popolazioni crescono, invecchiano e si trasformano. La demografia influenza la produttività, la stabilità interna, la sostenibilità del welfare e persino la resilienza cognitiva delle democrazie.