Il futuro che non nasce

il futuro che non nasce

Quando Dante Alighieri scrive il famoso incipit della Divina Commedia, «nel mezzo del cammin di nostra vita», ha trentacinque anni. Alla base di tale espressione vi è l’idea che una vita, nel migliore dei casi – ovvero nella condizione ideale di sottrarsi agli elevati rischi di mortalità infantile, giovanile e adulta – potesse durare fino a 70 anni. Per i contemporanei del Sommo Poeta, come per le generazioni precedenti e molte successive, raggiungere tale età era un desiderio che superava le possibilità comuni di realizzazione. Non rappresentava la norma, ma un traguardo raro, spesso raggiunto in condizioni precarie. A un certo punto della storia, tuttavia, questo scenario cambia radicalmente.

Il tempo dei padri e i tempi della politica

Codici di cura al maschile
Senza una reale condivisione della cura fin dalla nascita, non è possibile affrontare in modo efficace né la crisi demografica né il persistente squilibrio di genere nel mercato del lavoro. Non si tratta semplicemente di sostenere le madri, ma di rendere effettivo il diritto dei padri a esserci — e, soprattutto, il diritto di bambine e bambini a poter passare tempo adeguato con entrambi i genitori nei primi mesi di vita.

Rinnovarsi e adattarsi per vivere bene nella società della longevità di massa

longevità

Superare la soglia tradizionale di entrata in età anziana non è più una condizione riservata a una stretta minoranza: è un traguardo dato per scontato per le generazioni adulte di questo secolo. La probabilità di arrivare a 65 anni, secondo i dati Istat, è ormai vicina al 95 per cento. La grande maggioranza ci arriva, inoltre, in buone condizioni di salute. Questo fatto, del tutto nuovo nella storia dell’umanità, porta con sé almeno tre implicazioni per la vita economica e sociale.

Se l’emergenza abitativa inasprisce la crisi demografica

Un accentuato declino delle nascite sta attraversando l’Europa non risparmiando nessun paese. Coinvolge anche contesti che fino a pochi anni fa riuscivano a mantenere il numero medio di figli per coppia vicino a 2. La preoccupazione è duplice. Da un lato vi sono le complicate conseguenze da gestire: riduzione della forza lavoro, aumento del rapporto tra popolazione anziana e attiva, pressione crescente sui sistemi di welfare. Dall’altro lato vi è una questione più profonda: comprendere le cause del calo e individuare politiche capaci di ridurre il divario tra numero di figli desiderati ed effettivamente avuti.

Il numero medio dei figli in Italia cala ancora e aumentano gli anziani

La popolazione italiana non cresce più. Il punto di svolta è stato il 2014. In poco più di dieci anni siamo scesi da oltre 60,3 milioni a meno di 59 milioni. A trascinare verso il basso la curva demografica è il crollo delle nascite. Negli anni Sessanta del secolo scorso nascevano oltre un milione di bambini. Nel 2015 siamo scesi sotto il mezzo milione. Il dato del 2024 è stato di 370 mila e i dati, non ancora ufficiali, del 2025 sono addirittura peggiori.

Cosa possiamo aspettarci nei prossimi trent’anni? Nel 2056 gli attuali 30enni avranno 60 anni e gli attuali 60enni avranno 90 anni. I residenti di 30 anni sono oggi circa 610 mila, mentre quelli di 60 anni sono attorno a 965 mila. Questo significa due cose. La prima è che la popolazione è destinata a diminuire perché i figli li fanno i 30enni, che si sono ridotti di circa un terzo rispetto alla generazione dei propri genitori. La seconda è che non solo si ridurranno le nascite, ma anche il numero di potenziali lavoratori, dato che i tanti 50-60enni che andranno in pensione saranno sostituiti dai pochi 20-30enni attuali.  Due ulteriori aspetti vanno però considerati. Il primo è il fatto che l’aumento della longevità non aumenta solo il numero degli anziani, può consentire alle persone di essere in buona salute e attive più a lungo. Ma servono politiche adeguate per non diventare un paese di anziani fragili e soli. Il secondo è il contributo che può dare l’immigrazione, se ben gestita, per compensare gli squilibri nella forza lavoro italiana.