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La ricostruzione del dopo Covid non potrà ignorare gli under 40

L’Italia sembra finalmente incamminata sulla via di uscita dall’emergenza sanitaria. Il Presidente Conte ha annunciato domenica scorsa tempi e modalità della riapertura. Vedremo ora la preoccupazione per la gravità della crisi progressivamente spostarsi dall’andamento dei decessi a quello dei disoccupati.

Il mondo che verrà

C’è un mondo che ci aspetta dopo Covid-19. Ma più che chiederci cosa ci aspetta, chiediamoci noi come ci aspettiamo (e vogliamo) che sia. L’obiettivo comune non può, infatti, essere solo quello di uscire dall’emergenza, ma di entrare in un nuovo percorso di sviluppo coerente non solo con la protezione di vecchi e nuovi rischi, ma in grado di aprire nuove opportunità. Questo è l’auspicio soprattutto delle nuove generazioni. In un’indagine recente che ho coordinato per l’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo abbiamo sondato come gli under 35 italiani vivono e interpretano questa crisi.

Le paure dei giovani italiani, i più pessimisti d’Europa

La crisi sanitaria ha rivoluzionato la quotidianità e proiettato in un clima di incertezza la vita delle persone. Ha anche reso più evidenti alcune nostre fragilità e rimesso in discussione alcune convinzioni. Se fino ad inizio di questo anno esisteva qualche pretesa che almeno la Lombardia si potesse misurare con le opportunità e l’efficienza della Germania, oggi è difficile poterlo ancora credere. L’incidenza degli anziani sulla popolazione tedesca è simile alla nostra, ma la letalità del virus risulta notevolmente più bassa, grazie ad una migliore gestione dell’emergenza (miglior organizzazione, massiccio uso di tamponi, maggior scorta di dispositivi di protezione, più alta disponibilità di posti di terapia intensiva). Questo significa non solo aver protetto meglio le vecchie generazioni dal rischio di morte, ma aver anche contenuto di più l’impatto indiretto sui percorsi formativi e professionali delle nuove generazioni.

CORONAVIRUS. Salute e lavoro, la fase 2 che serve ai giovani italiani

Da quando è iniziata l’emergenza sanitaria si è assistito a una crescente attenzione verso i dati statistici. Gli statistici stessi si sono, come mai in passato, confrontati con l’attualità. Hanno risposto a una chiamata interna che li ha portati a uscire dalle mura accademiche e fornire le proprie competenze. La grande maggioranza degli sforzi prodotti è stata diretta ad alimentare una spasmodica corsa al modello meglio in grado di interpolare i dati ufficiali (su contagi, ricoveri in terapia intensiva, decessi).

Giovani e virus, l’età dell’incertezza

C’è un mondo nuovo da costruire dopo la crisi sanitaria. La pandemia, con i suoi rischi e le sue implicazioni ci costringe a farlo, forzandoci a rimettere in discussione molti dei punti di riferimento su cui era costruita la nostra quotidianità passata in termini di vita privata, sociale, scolastica, lavorativa. Ma questo tempo e questa prova possono essere trasformati in un’opportunità unica per guardarci individualmente dentro e guardare collettivamente oltre. La crisi ci dice, al massimo, cosa non possiamo più essere e fare, ma sta a noi decidere cosa diventare dopo questa esperienza. La Bibbia è piena di momenti di passaggio, di abbandono di un luogo e di una condizione per assumere l’impegno di un nuovo inizio. La Pasqua stessa ha alla base un desiderio di rinnovamento che trasforma quello che la realtà ci presenta come un fallimento o una perdita in rinascita che apre nuovi orizzonti di senso e di valore.