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Politiche per la famiglia: la Germania è l’esempio da seguire

Ottenuta la fiducia – sepolte metaforicamente le asce dei “vaffa” e delle “ruspe” – ora si dovrà pacificamente giudicare il Governo giallo-verde dai fatti. E alla prova dei fatti è chiamato, in particolare, il nuovo Ministro della Famiglia, noto per le sue convinzioni forti su cosa va considerata famiglia (e cosa no) e su chi ha diritto a misure di sostegno alla natalità (e chi no). Dopo l’incarico ha ribadito che è necessario dare urgente risposta agli squilibri demografici creati negli ultimi decenni e che cercherà di mettere in campo tutte le risorse che servono per solide politiche familiari. E’ però importante che tali politiche non siano divisive per essere efficaci e che siano chiare le idee su come indirizzare al meglio le risorse. Fontana ha citato la Francia come paese a cui ispirarsi, ma a ben vedere potrebbe invece essere la Germania, poco amata da questo Governo, l’esempio a cui far riferimento.

Calo demografico. Ci sono molti segni positivi per un ritorno delle nascite

Siamo sempre di meno e sempre più vecchi. Questo in estrema sintesi si conferma essere il ritratto della demografia del nostro Paese che emerge dall’ultimo Rapporto annuale dell’Istat. L’immigrazione non risulta più in grado di colmare il sempre più ampio divario tra nascite in riduzione e decessi in aumento. Il motivo principale è l’ormai cronica bassa natalità che porta con sé sia una riduzione della popolazione sia un inasprimento degli squilibri strutturali tra vecchie e nuove generazioni. La grande recessione ha peggiorato un quadro già problematico, confermando quanto le condizioni economiche presenti e l’incertezza sul futuro pesino sull’assunzione di scelte di lungo periodo come la nascita di un figlio. Non è un caso che il nostro Paese sia allo stesso tempo quello con più alto numero di under 30 che dopo gli studi non riescono ad entrare nel mondo del lavoro (i cosiddetti Neet) e quello con fecondità crollata maggiormente prima dei 30 anni.

In un milione di famiglie guadagna solo lei

L’Italia è come un pugile che resiste sul ring senza stramazzare sul tappeto grazie ad una grande capacità di incassare i colpi. Se dovessimo giudicare l’Italia, come qualsiasi altro paese sviluppato, in base agli indicatori economici e sociali, avremmo dovuto darla per spacciata già da molto tempo. Visto da fuori il nostro Paese è un enigma. Non si riesce a capire né perché non reagisca e né perché non sia già crollato. Se questo era vero prima della grande recessione, vale ancor di più oggi per il peggioramento subìto su occupazione e redditi.

Far di più a Milano anche sulla natalità

C’è un messaggio comune che arriva ai candidati sindaco dalle varie occasioni di confronto con i cittadini: la richiesta di una Milano in cui sia possibile fare di più e vivere meglio rispetto al passato e al resto del paese. Il desiderio è quello di sentirsi a tutti gli effetti parte di una città in grado di misurarsi con il futuro e con il resto del mondo. Su molti indicatori Milano sta sopra la media europea, ma ha le potenzialità per ambire, come tutti riconoscono, a raggiugere posizioni più elevate. Anche sull’occupazione femminile, nonostante la crisi, i dati rimangono incoraggianti staccandosi nettamente dalla disastrosa media nazionale. C’è però un tema rispetto al quale Milano fatica a distinguersi dal resto del paese. E’ quello della natalità.